Le migliori applicazioni della settimana per iPhone e iPod Touch
Continuano a crescere le applicazioni iPhone e iPod Touch; uscite questa settimana sull’apple store da segnalare l’ottimo iMakeLove per tenere sotto controllo la propria attività sessuale, FlighTrack Pro e Meebo la versione iPhone del noto software di messaggistica istantanea “universale”.
Entriamo nei dettagli delle applicazioni.
FlighTrack Pro un tracker di voli aerei internazionali aggiornato in tempo reale e
La ricerca permette di verificare lo status dei voli di oltre 1.400 linee aeree, accedendo a informazioni come imbarchi, ritardi o cancellazioni con un aggiornamento a 15 minuti. Le eventuali modifiche vengono segnalate attraverso notifiche push. Per i voli statunitensi sono disponibili anche velocità e altitudine del volo, oltre che status operativo e previsioni meteo degli aeroporti. In modalità mappa è possibile visualizzare la rotta e la posizione stimata del volo. Per chi ha sulla valigia le tacche per contare le miglia.
iMakeLove
L’applicazione richiede di inserire dopo ogni rapporto sessuale i dati relativi al giorno, alla durata, all’orgasmo e al piacere personale, per poi stilare elementari statistiche della propria attività. Poco più che una curiosità, ma che promette miglioramenti futuri. Il prossimo aggiornamento introdurrà la possibilità di geolocalizzare i propri rapporti e di condividerli attraverso Twitter e Facebook.
Meebo
La versione iPhone del noto software di messaggistica istantanea “universale”, che permette (attraverso il proprio account Meebo) di accedere in contemporanea a quasi 70 servizi IM o social network. Il servizio registra online la cronologia delle conversazioni. L’interfaccia è ordinata, la navigazione veloce. Applicazioni come Beejive o IM+ offrono qualcosa in più, ma tra i software gratuiti (e non solo) si ritaglia una posizione d’eccellenza.
Arrivato iPad
Alle 21.00 del 27 gennaio, seduto su una poltrona in pelle bianca, Steve Jobs ha fatto
vedere al pubblico del Yerba Buena Center di San Francisco alcune delle potenzialità dell’iPad,
che ha definito molto più intimo di un laptop, essendo a metà strada tra uno smartphone e un portatile.
Forse la terza via?
La creazione come spera Steve Jobs di un nuovo mercato in tal senso? La creazione di un nuovo
bisogno per gli apple addicted.
Il nuovo dispositivo wireless mette insieme funzione video, giochi e ogni sorta di media.
Quello dell’iPad rappresenta il più importante lancio di un prodotto di Apple da quando tre anni fa fu presentato l’iPhone.
Dopo mesi di voci circolate su Internet e tra gli investitori, Jobs – tornato in pubblico lo
scorso anno dopo un trapianto di fegato – è salito sul palco in un affollato teatro di San Francisco
e ha iniziato a illustrare dettagliatamente le caratteristiche principali del prodotto.
L’iPad è touchscreen con un display da 9,7 pollici, è sottile – solo mezzo pollice – e pesa meno di 700 grammi.
Ha una memoria di 16-64 gb (molto poco ma era ovvio), e una batteria con dieci ore di autonomia.
Può girare con film, libri, giochi, e con una quantità di applicazioni media.
L’iPad costerà 499 dollari per il modello da 16 gb, 699 per quello da 64gb. Ogni modello costerà 130 dollari
in più per la funzione 3G wireless.
Virtualmente, sull’iPad possono girare tutte le applicazioni non modificate dell’iPhone.
Ma gli analisti avvertono che vendere questo tablet potrebbe non essere semplice. Non è ancora chiaro se i
consumatori vogliano un apparecchio che si colloca tra uno smartphone e un laptop.
Poco dopo l’inizio della presentazione di Jobs, il titolo di Apple ha perso oltre il 2%.
Enjoy
Apple presenta iPad
Come per ogni lancio di nuovi prodotti Apple, anche stavolta quel volpone di Steve Jobs
comincia a spargere briciole di notizie su quello che ha definito essere “il più importante risultato” della
sua carriera.
Fra qualche ora sapremo di cosa si tratta. Il nome, iPad? Itab? MacPad? il prezzo, sicuramente caro
le innovazioni che porterà realmente, staremo a vedere.
Sarà più di un tablet come li conosciamo oggi, espanderà il concetto di netbook eliminando l’ormai ridondante tastiera
fu Apple a decretare la fine del floppy disk, e recentemente dei pulsanti del mouse che personalmente trovo quest’ultima una cosa idiota),
ci troveremo di fronte a un grande iPhone e poco più? Ogni dubbio verrà dissipato a breve,
ma il toto-tablet è iniziato. Le indiscrezioni in Rete lasciano già ipotizzare un oggetto che
potrebbe essere più della somma delle sue parti.
Uno degli aspetti più controversi sembra essere la connettività. Il web si interroga,
oltre alla ovvia presenza di WiFi e Bluetooth, l’iPad avrà il 3G?
Forse Apple ha già pensato al WiMax e alle possibilità che questa potente forma
di connessione offrirà da qui a breve: videochiamate, internet, televisione e tutta
la possibile digital life contemporanea in un unico oggetto del desiderio.
Adottare il 3G non sarebbe comunque un errore, il tablet non toccherebbe il segmento dell’iPhone.
Potrebbe però crearne uno nuovo, con un apparecchio utilizzabile da subito per connettersi H24 da quasi ovunque,
risolvendo le anzie di tutti coloro che hanno la necessità di aggiornare il proprio profilo Facebook in qualsiasi
momento del giorno e della notte.
Sul logo dell’evento per la presentazione del tablet, Apple ha incluso i nomi delle principali aziende americane
che offrono connettività mobile.
Ma se si tratta di solo 3G o di qualcosa in più si saprà solo domani.
Lo schermo, altro punto discusso. Sarà una superficie tradizionale o basata sulla tecnologia Oled?
Io mi sento di dire di si, l’iPad avrà lo schermo Oled.
Ma quanto questo influirà sul prezzo finale, e se il prezzo finale sarà uno solo o più,
ancora non si può capire. Per di più, un piano telefonico in abbinamento all’apparecchio
potrebbe far scendere il prezzo in negozio, spalmandolo su quello dell’abbonamento come già avviene per l’iPhone.
Le applicazioni che girano su I-Phone probabilmente saranno compatibili su iPad, prima fra tutte ovviamente iTunes,
sicuramente troveremo applicazioni per pacchetti TV, e sembra certo almeno dai rumor in rete che il nuovo tablet competerà col Kindle di Amazon, il lettore di libri elettronici.
Vedremo….
Twitter a luci rosse
Ci siamo arrivati, possiamo seguire su Twitter le pornostar per conoscerne i dettagli più intimi ;
Ecco che Twitter diventa a luci rossi, si fa hard ed entra nel mondo del porno.
Il nuovo servizio si chiama Pornstar Tweet (http://www.pornstartweet.com/) e riunisce i tweets di quasi 600 attrici
hard in un unico luogo virtuale. “Di fatto vogliamo essere una risorsa per chi è abitualmente uno ’stalker’ di pornostar
ma farlo con il loro permesso” ha detto a NewTeeVee (http://newteevee.com/2010/01/11/to-compete-with-free-adult-biz-turns-to-twitter-porn-and-steampunk-phone-sex/)
il presidente della compagnia Pete Housely.
Nel messaggio di benvenuto al servizio si legge: “Ora puoi seguire passo dopo passo la vita,
più o meno regolare, della tua pornostar preferita in base ai suoi aggiornamenti su Twitter.
Ti garantirai una conoscenza intima di queste stelle del sesso. Ti terremo aggiornato anche sui loro ultimi film,
gallery e siti web”.
Dagli aggiornamenti veniamo a sapere di tutto: c’è chi ama viaggiare e fare shopping,
oltre a deliziarsi dei piaceri del sesso, chi lascia il suo numero di telefono o chi posta un breve video promozionale,
chi, ancora, scrive “sono rannicchiata nel letto mentre mio marito pulisce casa e aiuta nostro figlio a fare i compiti”.
Il tutto condito dal link al proprio sito internet.
Abbiamo già assistito piu’ volte in passato al tentativo da parte del mondo hard di inserirsi in maniera piu’ o meno
spammatoria nei social network piu’ diffusi. Stavolta pero’ l’iniziativa sembra molto piu’ limpida e cristallina,
e molto interessante a livello di marketing.
E se “sesso” e “porno” sono tra i termini più ricercati in rete, se non i piu’ ricercati, anche dai bambini,
questa nuova iniziativa potrebbe rivelarsi un ottimo investimento commerciale.
E se l’idea di veder comparire seni e glutei sul pc vi mette in imbarazzo
potete sempre rivolgervi al più discreto canale aperto su Twitter da Pornostar Tweet (http://twitter.com/pornstartweet).
Presentato ufficialmente durante l’Adult Entertainment Expo, svoltosi a Las Vegas tra il 7 e il 10 gennaio scorso
(in concomitanza con il Consumer Electronics Show) il servizio come era da aspettarsi sta riscuotendo un notevole successo.
In quell’occasione sono state lanciate anche altre idee dedicate agli amanti del sesso hi-tech.
Lipstream (http://www.lipstream.com/) per esempio, un servizio che vi permette di utilizzare il Voip (a pagamento)
per conversare con le pornostar o per vedere film erotici in 3D. O ancora Roxxxy, l’evoluzione della bambola gonfiabile,
un robot del sesso che pare sia in grado di sostenere conversazioni su argomenti di interesse soprattutto maschile come il calcio.
L’altro gadget curioso coinvolge (sorpresi?) il vostro iPhone. Si chiama OhMiBod ed è un vibratore che si
muove al ritmo della musica emessa dal vosto telefonino o dal vostro iPod touch.
Enjoy
Twitter attaccato da pirati Iraniani
Attaccato per l’ennesima volta Twitter. Stavolta l’attacco arriva dall’Iran, ad effettuarlo il gruppo Iranian Cyber Army. Per adesso non ci sono notizie precise relative all’operazione, visto che Twitter sta ancora indagando. Sembra comunque che l’attacco sia stato eseguito modificando i nomi di dominio (dns) di twitter.com, in modo che la homepage venisse rediretta su una pagina in cui compariva il logo del gruppo di hackers e una bandiera verde con scritte in arabo. L’attacco, avvenuto verso le 22:00 in California (le 6 del mattino in Italia), è rimasto visibile per circa un’ora. Poi la situazione è tornata alla normalità, e il sito di microblogging ha ricominciato a funzionare.
“Questo sito è stato piratato dall’Iranian Cyber Army“, con annesso indirizzo e-mail è la scritta messa in rete dagli Hackers. Gli Stati Uniti credono di controllare e gestire internet con il loro accesso, ma sbagliano. Siamo noi a controllare e gestire la rete con il nostro potere, quindi non provate a provocare il popolo iraniano. Ora quale Paese è nella lista dell’embargo? L’Iran? Gli Usa?”. Poi uno “smile” e altre due parole: “Take care”, saluti. In aggiunta, alcune frasi in persiano inneggianti la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e minacce al movimento riformista dell’Onda Verde.
L’azione rappresenta probabilmente una rappresaglia nei confonti del governo degli Stati Uniti, che durante le proteste per le elezioni iraniane era intervenuto affinché Twitter rimanesse uno strumento a disposizione dei manifestanti di Teheran. In particolare, nei giorni più caldi della protesta, l’amministrazione Obama aveva chiesto ai gestori del social network di rimandare un’operazione di manutenzione che avrebbe portato alla disattivazione momentanea del sito.
Twitter dichiarata la parola inglese piu’ popolare del 2009
The Global Language Monitor ha pubblicato il 29 novembre 2009 l’indagine annuale a livello mondiale delle parole piu’ usate in lingua inglese nel 2009.
Twitter è la Parola Top del 2009, nella classifica Cinguettavano è stata seguita da Obama, H1N1, stimolo, e Vampire. L’onnipresente suffisso 2.0, si piazza al N°. 6 a parimerito con deficit, Hadron l’esprimento per l’ acceleratore del CERN, Sanità, e trasparenza completatano la Top 10.
“In un anno dominato in tutto il mondo da eventi politici epocali, una pandemia, i postumi di uno tsunami finanziario e la morte di una icona venerata del pop, la parola Twitter batte tutte le altre parole. Twitter rappresenta una nuova forma di interazione sociale, in cui tutta la comunicazione è ridotta a 140 caratteri “, ha detto Paul JJ Payack, presidente del The Global Language Monitor.
The Top Words of 2009
1. Twitter — The ability to encapsulate human thought in 140 characters
2. Obama — The word stem transforms into scores of new words like ObamaCare
3. H1N1 — The formal (and politically correct) name for Swine Flu
4. Stimulus — The $800 billion aid package meant to help mend the US economy
5. Vampire — Vampires are very much en vogue, now the symbol of unrequited love
6. 2.0 — The 2.0 suffix is attached to the next generation of everything
7. Deficit — Lessons from history are dire warnings here
8. Hadron — Ephemeral particles subject to collision in the Large Hadron Collider
9. Healthcare — The direction of which is the subject of intense debate in the US
10. Transparency — Elusive goal for which many 21st c. governments are striving
11. Outrage — In response to large bonuses handed out to ‘bailed-out’ companies
12. Bonus — The incentive pay packages that came to symbolize greed and excess
13. Unemployed — And underemployed amount to close to 20% of US workforce
14. Foreclosure — Forced eviction for not keeping up with the mortgage payments
15. Cartel — In Mexico, at the center of the battle over drug trafficking
The Top Phrases of 2009
1. King of Pop –Elvis was ‘The King;’ MJ had to settle for ‘King of Pop’
2. Obama-mania — One of the scores of words from the Obama-word stem
3. Climate Change — Considered politically neutral compared to global warming
4. Swine Flu — Popular name for the illness caused by the H1N1 virus
5. Too Large to Fail — Institutions that are deemed necessary for financial stability
6. Cloud Computing — Using the Internet for a variety of computer services
7. Public Option — The ability to buy health insurance from a government entity
8. Jai Ho! — A Hindi shout of joy or accomplishment
9. Mayan Calendar — Consists of various ‘cycles,’ one of which ends on 12/21/2012
10. God Particle — The hadron, believed to hold the secrets of the Big Bang
The Top Names of 2009
1. Barack Obama — It was Obama’s year, though MJ nearly eclipsed in the end
2. Michael Jackson — Eclipses Obama on internet though lags in traditional media
3. Mobama — Mrs. Obama, sometimes as a fashion Icon
4. Large Hadron Collider — The Trillion dollar ‘aton smasher’ buried outside Geneva
5. Neda Agha Sultan — Iranian woman killed in the post-election demonstrations
6. Nancy Pelosi –The Democratic Speaker of the US House
7. M. Ahmadinejad — The president of Iran, once again
8. Hamid Karzai — The winner of Afghanistan’s disputed election
9. Rahm Emmanuel — Bringing ‘Chicago-style politics’ to the Administration
10. Sonia Sotomayor — The first Hispanic woman on the US Supreme Court
L’analisi è stata effetuata a fine novembre con l’ausilio di GLM’s Predictive Quantitativi Indicator (PQI), l’algoritmo proprietario che tiene traccia di parole e frasi nei media e su Internet, ma anche blog e social media. Le parole sono monitorate in relazione alla frequenza, utilizzo contestualela tendenze di utilizzo a lungo termine, cambiamenti a breve termine, lo slancio e la velocità.
Farout
George Hotz hackera nuovamente Iphone
George Hotz, il ventenne hacker statunitense sta facendo venire la pelle d’Oca a quei bravi ragazzi di
Apple; in arte GeoHot lui e il suo Blackrain sono ormai conosciuti non solo in America ma in tutto il mondo.
Siamo difronte all’Epico 2.0 “Davide contro Golia”.
Ogni versione del firmware per iPod e iPhone viene puntualmente aggirata dal softwerino del giovane Hacker Statunitense.
Il firmware 3.1.2 l’ultimo sfornato da Apple ne è l’ultima vittima.
Le case produttrici di applicazioni mobile, sembra stiano profumatamente pagando Hotz per hackerare i firmware Apple;
gli statunitensi comunque sembra apprezzino molto il jailbreak, visto che in US è possibile utilizzare Iphone solo ed esclusivamente con contratti AT&T
Farout
iPod nano
Rientrato dalla malattia Steve Jobs ed ecco che viene subito lanciato un’altro oggetto che diventerà
la preda piu’ ambita per i prossimi mesi per i Frekketoni dell’informatica e per i feticisti di Apple,
“iPod nano con il video” infatti viene integrata il lettore mp3 videocamera integrata.
E lo fa splendidamente, con un display più ampio e un design in alluminio lucido in nove brillanti colori.
“Il lettore musicale più diffuso al mondo ha trovato un altro modo per intrattenerti” questo quello che
dicono quei Bravi Ragazzi di Apple, che a livello di marketing e di vendita di “Fumo” non sono secondi a nessuno.
Di seguito potete leggere cio’ in cui tale oggetto vi migliorerà la vita a detta di Apple:
“Sei al supermercato e all’improvviso scatta una gara mozzafiato con i carrelli.
O magari sei in mensa proprio quando parte una micidiale guerra a colpi di cibo.
Ora puoi documentare l’evento con la videocamera del tuo iPod nano. Gira video di alta qualità in formato ritratto o panorama,
perfetti da pubblicare sul web o da spedire agli amici. E con il microfono catturi anche l’audio,
così puoi ascoltarlo con l’altoparlante integrato mentre riguardi il filmato. Tutto sulla videocamera”
Enjoy
Woofer, l’anti Twitter
Basta cinguettare, abbaiamo. Se vi siete stancati di Twitter e di post da soli 140 caratteri, ecco Woofer il diario online che si pone come alternativa al più noto sito di micro blogging e da la possibilità di scrivere post fino a 1.400 battute.
SE Twitter limita l’ espressività, costringendo alla sintesi e all’uso di acronimi, l’alternativa si chiama Woofer (latrare) nome di un nuovo diario online che si pone come alternativa al più noto sito di micro blogging. Woofer richiede che ogni messaggio sia composto almeno di 1.400 battute.
Woofer a prima vista sembra non essere il solito sito-clone come Yammer o Plurk, ma una vera e propria “parodia” di Twitter, in cui tutte le regole sono rovesciate. Chi usa l’uccellino blu vive con ansia il contatore che segna inesorabile il numero di battute che si hanno ancora a disposizione. Woofer è esattamente l’opposto. Il contatore con i numeri in rosso, ti esorta a scrivere partendo da meno 1.400 verso un limite che non è ancora conosciuto. Non sono ammessi sgarri, finché non si raggiunge la quota richiesta è impossibile la pubblicazione del post.
Join the Company la piccola società di Washington D. C. specializzata nel lancio di siti web “che cambiano il modo di concepire e usare internet”, ce l’ha messa tutta per creare un “social network-parodia” dell’uccellino blu. L’interfaccia grafica è pressocché identica e lo stesso servizio invita a utilizzare per i post lo username di Twitter, da cui “prendono” in prestito foto e profilo dell’utente.
Snow Leopard la nuova versione di MacOs X
Snow Leopard la nuova versione di MacOs X, l’ambiente operativo del Macintosh con parecchie innovazioni e qualche intuizione pionieristica. Pieno supporto alla tecnologia 64 bit e OpenCL, per utilizzare le schede grafiche come processori ausiliari.
Snow Leopard, il felino albino, è l’ultimo lavoro di MacOs X, il sistema operativo di Apple per i Mac.
MacOs Leopard è stata l’ultima versione “big” di OsX, che ha fatto un po’ da spartiacque tra la precedente generazione di Mac e quella attuale. La versione “Snow” prepara il terreno ai Mac che verranno.
Anzitutto il nuovo sistema operativo incorpora applicazioni native a 64 bit. Capaci cioè di gestire una maggior quantità di memoria, pur rimanendo compatibili con le versioni a 32 bit. E quindi i classici Mail, iCal, iChat e Safari saranno da subito più veloci e reattivi, così come la gestione del Finder che rende l’utilizzo di Snow Leopard un’esperienza decisamente fluida. Il nuovo sistema insomma è decisamente più prestante e stabile del precedente, con incrementi di performance che possono rivitalizzare anche un Mac di qualche anno fa – naturalmente con processore Intel, i PowerPc sono esclusi.
Quello dei 64 bit è un po’ un orizzonte-chimera nel mercato degli Operating Systems, a causa della scarsità di applicazioni native, e dell’ancora attivissimo bacino dei 32 bit. Ma il salto di qualità nell’utilizzo di un OS a 64 bit è notevole e ormai disporre e gestire più di qualche gigabyte di memoria, impossibile con le architetture a 32 bit, è diventata un’esigenza. Anche l’imminente e concorrente Windows 7 verrà venduto nelle due versioni 32-64 bit, per accompagnare da subito la transizione verso una nuova generazione di computer.
Snow Leopard aumenta in punti di contatto con l’ambiente Microsoft. Il leopardo bianco infatti incorpora il supporto nativo a Microsoft Exchange, nato per sincronizzare le reti aziendali. In un contesto in cui la sincronia tra applicazioni e piattaforme diverse in un’unica realtà aziendale è spesso un problema, l’integrazione di Exchange in ambiente Mac è certamente una mossa astuta da parte di Apple. Ma la vera chicca di questo nuovo Mac Os è un’altra e si chiama OpenCL.
OpenCL è uno standard aperto, definibile come un protocollo d’intesa tra il cuore vero e proprio del computer (la CPU) e la sua componente grafica (la GPU), la “divisione” del computer che determina la qualità di ciò che appare sullo schermo. Un protocollo da tempo vagheggiato in ambito informatico, e che Apple porta in casa degli utenti. Quali sono i vantaggi è presto detto: spesso la capacità della GPU è sottoutilizzata in ambito produttivo, mentre la CPU è facile all’affaticamento a causa del software contemporaneo, che fa spesso affidamento sulla potenza del computer piuttosto che sull’efficienza del codice con cui è realizzato.
OpenCL si occupa di spostare il peso dell’elaborazione e di distribuirlo anche sulla GPU, nata per fare tutt’altro ma in realtà spesso componente non utilizzato appieno nel quotidiano. Il risultato è un computer che sembra ed effettivamente è più potente, a parità di specifiche tecniche e costo finale per l’utente.
Certo ci vorrà un po’ di tempo per vedere OpenCL utilizzato a dovere. Ma già immaginare un Garageband con suoni più ricchi o un iMovie con tempi di rendering più rapidi non è un’utopia, anche in un sistema Mac di basso livello.
Tra le altre innovazioni, Apple dichiara un perfezionamento del 90 percento degli oltre 1000 progetti che compongono Mac OS X. Finder e mail più veloci, il software di backup Time Machine con un’inizializzazione più veloce dell’80 percento, il Dock con Exposé integrato. E poi un redesign di QuickTime® X con possibilità di vedere, registrare, tagliare e condividere video e l’ormai noto Safari 4. Non male anche la dieta del leopardo bianco che occupa, una volta installato, diversi giga di spazio in meno rispetto al “vecchio” Leopard.
Snow Leopard o in tecnichese, MacOs X versione 10.6, sarà nei negozi da venerdì 28 agosto, sull’Apple store è già possibile preordinarlo. I prezzi variano a seconda delle licenze di cui già si dispone, o meno. Meno di nove euro per chi acquista un Mac oggi, come aggiornamento per gli utenti di Leopard a 29€, 49 euro per il Family Pack e 129 per chi non ha un Mac e decide di cogliere la prima mela con il leopardo bianco dentro.
iSteamy, l’ applicazione per il porno sull’ iPhone
iSteamy è l’applicazione per iPhone con la quale è possibile guardare video e immagini più o meno spinti.
Il software è puramente commerciale, in quanto permette si di sfogliare i suddetti contenuti, ma prima di ogni video, compare la pubblicità ad un sito a pagamento a rotazione.
I video sono tutte preview gratuite di video dei siti a pagamento. Per quanto riguarda le immagini invece, provengo sia da sponsor sia da utenti.
Londra dichiara guerra al file sharing
Oggi il governo Brown presenterà il nuovo disegno di legge per arginare il downloading illegale, che conterrebbe la sanzione del “taglio della connessione a banda larga” per chi persisterà nello scaricare file.
Il governo britannico vuole accelerare le procedure contro il file sharing, pur se la discussione nel Paese nell’ultimo periodo ha mostrato che l’opinione pubblica si oppone ai suoi piani. In realtà era stato un rapporto stilato all’interno dello stesso governo, il Digital Report, ad indicare lo scorso giugno che la severità dell’esecutivo era eccessiva e a proporre misure meno drastiche.
Tra queste, un primo avviso a chi eccedeva nel file sharing mediante una lettera, per informare gli utenti che le loro attività possono portare a una azione legale. Solo in seguito, suggeriva il rapporto, e se il downloading illegale non si fosse ridotto del 70 per cento, si sarebbe potuto pensare a misure tecniche per combattere la pirateria iinformatica.
Sarebbero quindi entrate in gioco le aziende quali British Telecom, autorizzate a rallentare le connessioni dei downloaders più incalliti. Nella proposta di oggi, invece, subito dopo le lettere verrebbe il taglio alla connessione, sebbene sarebbero garantite le condizioni per poter accedere a servizio pubblici di base su Internet.
A far sperare gli utenti britannici c’è il precedente francese, dove una legge simile è già stata rigettata come incostituzionale e nel Regno Unito le associazioni di tutela della privacy hanno già annunciato azione legale, sostenendo che un simile provvedimento, se approvato, sarebbe in contrasto con i diritti umani fondamentali.
L’orientamento del governo britannico è comunque soltanto l’ultima dimostrazione della guerra dichiarata dai governi europei alla pirateria, che vede opposti da un lato i sostenitori della totale libertà del file sharing e dall’altra le case discografiche e cinematografiche impegnate a difendere i loro profitti. In mezzo si trovano, soprattutto in campo musicale e letterario, gli artisti, che chiedono un sistema per proteggere la proprietà intellettuale, ma, in ampio numero, riconoscono anche il carattere libertario della rete.
Rubati 130 milioni numeri di carte di credito
Ancora hacker. Dopo aver attaccato il sito internet Twitter, hanno preso di mira le carte di credito. Secondo il Dipartimento di giustizia americano un uomo di Miami e due hackers che «vivono in Russia o vicini alla Russia», sono stati incriminati per avere rubato 130 milioni di numeri di carte di credito.
E’ il più grosso caso di attacco di pirateria informatico e di furto di identità del mondo. I dati sono stati trafugati dalla Heartland Paymenet Systema, uno delle più grandi società di transazioni elettroniche e dalla 7-Eleven, una catena di negozi presenti oltre che negli Stati Uniti in 18 Paesi. Albert Segvec Gonzales, un passato da informatore del Secret Service, è stato accusato da un gran giurì federale del New Jersey di aver rubato i dati di 130 milioni di carte di credito e carte bancomat. L’hacker avrebbe agito in collaborazione con «cospiratori basati in Russia», per ora anonimi. Non è la prima volta che Gonzales, 28 anni, è coinvolto in un crimine di questo tipo. Il giovane infatti è già sotto processo, con altre dieci persone, per essersi infiltrato nelle reti di altre aziende, tutte fra le prime 500 in classifica sulla rivista Fortune, sulla quale si sarebbe basato per individuare gli obiettivi delle sue scorribande digitali. Gonzales aveva già colpito il network di Hannaford Brothers nel novembre 2007, riuscendo a rubare i dati di 4,2 milioni di carte.
Nuovo attacco a Twitter
Dopo giovedì 6 agosto, Twitter è finito nuovamente sotto attacco hacker, è successo intorno alle 21 di ieri sera.
“Stiamo lavorando per riprenderci da un blocco del sito, e vi aggiorneremo non appena avremo maggiori notizie”, si leggeva sul primo messaggio postato pochi minuti dopo le 21 dal team di Twitter.
La notizia è diventata subito di dominio pubblico in quanto resa nota dai più importanti magazine online specializzati e così Alex Payne, sviluppatore di Twitter, ha alla fine parlato di un attacco simile a quello capitato giovedì scorso.
“Siamo di fronte ad un’ondata di attacchi del tipo Distributed Denial of Service (Ddos) contro il nostro sistema”, ha scritto. “Dovrete aspettarvi lentezza ricorrente ed errori, fino a quando l’attacco non sarà terminato o non lo avremo superato con il nostro team e il nostro provider”.
“Siamo di nuovo operativi, e stiamo analizzando i dati di traffico per determinare la natura di questo attacco” si leggeva sull’ultimo messaggio, intorno alle 21.30, postato dal team di Twitter.
Ma secondo il New York Times i rallentementi sarebbero andati avanti ancora per parecchio.
Battaglia contro il vecchio Explorer 6
‘Stai usando un navigatore datato, per favore scarica una nuova versione’. Queste parole per descrivere ie6 un browser obsoleto e inevitabilmente destinato all’oblio. Internet Explorer 6: nato nel 2001, oggi non è in grado di supportare gran parte delle più recenti funzionalità, eppure tra il 15 e 20 per cento degli internauti ancora si ostina ad utilizzarlo per navigare in rete.
Aggiornalo
Ossitocina party, pasticche per accendere la passione (semplicemente pasticche d’ecstasy )
Una normalissima serata a casa di amici. Le coppie, tutte sulla trentina, arrivano una dopo l’altra e si sistemano nell’appartamento. A In abiti formali così come il resto degli invitati il padrone di casa fa gli onori, si aggira dalla cucina alla sala con in mano un piatto in ceramica. Al suo interno sono state disposte una trentina di pasticche bianche di forma rettangolare. Ossitocina, la cosiddetta pillola dell’amore – quello sentimentale però – a base dell’omonimo ormone che, secondo le ultime ricerche scientifiche, sarebbe responsabile di una sensazione di gioia e benessere e migliorerebbe il rapporto di coppia. Ogni invitato ingerisce due pasticche e lascia che gli effetti inizino a manifestarsi. Benvenuti a un “oxytocin party“, ultima moda – sebbene non tutti siano d’accordo sugli effetti positivi di questa tendenza – in fatto di soluzioni amorose.
Lo scopo della serata è quello di divulgare, con l’aiuto di un medico omeopatico a disposizione degli ospiti per eventuali spiegazioni scientifiche sul prodotto, i benefici dell’ossitocina sulle relazioni sentimentali. Responsabile di un senso di benessere e serenità e prodotta dal corpo umano, questa sostanza viene rilasciata soprattutto dalle donne nella fase finale della gravidanza (stimola le contrazioni dell’utero durante il travaglio, non propriamente un ricordo piacevole) e durante l’allattamento. Riconosciuta da studi recenti responsabile anche di alcuni comportamenti sociali negli animali, l’ossitocina è stata studiata in merito a implicazioni con la vita sentimentale degli umani. Una “sniffata” di ormone garantirebbe, secondo una ricerca, maggiore fiducia ed empatia nel prossimo e per questo in Australia sono state avviate delle sperimentazioni a base di ossitocina a sostegno di terapie matrimoniali.
“Mi sento felice, come se fossi leggermente ubriaca – racconta una delle invitate all’oxytocin party – ma non ho bevuto alcolici. Non riesco a smettere di sorridere. Definirei questa sensazione come una forma di benessere”. Ad introdurre un video che mostra alcune immagini della festa è la bionda Joy Norderstrom, fondatrice di Joy of Romance Inc., una società che promuove i benefici dell’amore attraverso una rieducazione sentimentale a base di feste a due, lezioni, allenamenti romantici e utilizzo di sostanze a sostegno dei sentimenti. Proprio come l’ossitocina. E’ Joy a spiegare che in questi party non c’è niente di illegale. La sostanza viene prodotta dal corpo umano ed è quindi più che naturale. Può essere usata da uomini e donne, ma è su queste ultime che ha effetti migliori.
Conosciuta come ormone delle relazioni, ormone della fiducia, ma anche come la droga delle coccole, l’ossitocina è diventata la protagonista di questi eventi a tema solo da alcuni mesi. Le feste vengono organizzate nella California del nord e sono sempre assistite da un personale medico omeopatico che fornisce agli interessati un’accurata introduzione sugli effetti della pasticca. Un piccolo dosaggio di ossitocina viene venduto in California anche senza ricetta medica ma è soprattutto la modalità di somministrazione che influisce sull’assimilazione della sostanza: se inalata l’ossitocina riesce a raggiungere il sistema nervoso, mentre se assunta sotto la lingua, come avviene durante i party, la sostanza riuscirebbe a garantire solo un discreto rilassamento dei muscoli.
Ritenuta addirittura essenziale in quella misteriosa disciplina che è la chimica dell’amore, la sostanza, grazie ai suoi effetti sul senso di fiducia nell’altro, viene proposta dagli organizzatori dei party come una moderna freccia di Cupido da scagliare sul partner che si vuole conoscere o per ridare vigore a un amore diventato opaco. Ma sui reali benefici dell’ormone c’è ancora molto da capire e parte della medicina ritiene che gli effetti siano solo un placebo.
Twitter attaccato
L’attacco è cominciato alle 9, ora della costa orientale Usa , quindi le 15 ora italiana. Le prime segnalazioni del blocco del servizio, sono arrivate da molti blog, tra i quali Techcrunch, probabilmente il più letto (e temuto) blog tecnologico.
Twitter ha ammesso attraverso il suo blog l’evidenza di un attacco in piena regola che ha costretto i gestori del social network a sospendere il servizio. “Ci stiamo difendendo da un attacco che rende inaccessibile la nostra rete. Vi aggiorneremo a breve”.
Il tipo di attacco sferrato dai pirati informatici è stato del tipo denial of service. Si tratta di un attacco che si svolge attraverso una enorme richiesta di accessi contemporanei al servizio che porta a sovraccaricarlo e poi a farlo collassare.
Venezia – Biennale 2009
Inaugurato lo spazio storico restaurato dall’architetto Tadao Ando che accoglie parte della collezione d’arte contemporanea di Francois Pinault, a Venezia. Gli spazi della Punta della Dogana accolgono da oggi circa 100 opere della collezione del magnate francese all’interno di un percorso espositivo che parte da Palazzo Grassi per la mostra Mapping the studio, curata da Francesco Bonami e Alison Gingeras.
Tra Giudecca e Canal Grande, sulla punta della Punta della Dogana è apparso un marmoreo fanciullo candido compatto e ciprioso. Ha appena pescato un ranocchio e lo mostra come un trofeo. E’ opera di Charles Ray, artista inglese vivente e provocatorio, tanto da usare un efebo come sirenetta veneziana, traccia contemporanea nel cuore della città museo e permanente segno a indicare che la collezione Francois Pinault è proprio lì alla confluenza delle acque.
‘Soprattutto è un ricordo di Mark Twain, perché Hackleberry Finn è un libro di culto di Charles Ray. In fondo è ‘come portare il Mississippi a Venezia’ spiega il curatore Francesco Bonami. Sarà, ma da questo punto meraviglioso, di fronte a tanto miraggio di città sull’acqua, pensare al Mississippi resta difficile. Venezia vince e il ragazzo con la rana sembra al massimo una scultura ellenistica.
Anche nell’interno dell’edificio ristrutturato da Tadao Ando inevitabilmente vince Venezia. Ando, da grande architetto qual è, non ha provato neanche a sfidarla. Le grate delle finestre sono omaggio ai cancelli di Carlo Scarpa. Le antiche capriate, i muri sbreccati di mattoni, sono stati puliti e restaurati e lì lasciati. I bigi masegni (blocchi di pietra che pavimentano la più antica Venezia) trovati qua e là tra le rovine della Punta sono stati raccolti, inventariati, numerati e composti come un puzzle a pavimentare il ‘cubo’: stanza intorno a cui tutto l’edificio ruota, e il percorso gira come la città intorno al campiello. E il percorso si apre con la leggera euforia da cabaret della spettacolare tenda di milioni perline, opera di Gonzalez-Torres, sipario sugli orrori e le meraviglie che sono solo un’esempio dei 3ooo orrori e meraviglie del genio contemporaneo raccolte da
Pinault. Sceglierne un centinaio per Francesco Bonami e Alison M.Gingeras non è stata impresa facile. Ordine ci voleva. E ordine è stato. La stanza della natura morta secondo i curatori è la prima che si incontra. Anche se per natura morta s’intende il cavallo impagliato di Maurizio Cattelan che pencola dal muro, lo spazio vuoto sotto cento diverse sedie, misurato dai calchi di resina colorati di Rachel Witheread o il dipinto tutto verde mela con mela verde, del pittore- pittore Glenn Brown.
E da qui via: verso la trasgressione infantile di Murakami pornografico ma rosa e celeste; i disastri della guerra nell’opera completa e terribile dei fratelli Chapman, infernale fin nel titolo ‘Fucking Hell’. Presepi in chiave horror con milioni di pupazzetti dai corpi dilaniati, sottoposti a indicibili torture, stragi, sterminii e ogni sorta di sadica invenzione.
E ancora via attraverso, la cripta meravigliosa dove Cattelan mette a terra in sequenza bianchi lenzuoli in marmo che nascondono cadaveri, osservati dai benvestiti e chicchissimi fantasmi delle foto alle pareti di Sugimoto. Per fortuna arrivano Fischli& Weiss col loro surreale buonumore qui in forma di antropologia del quotidiano che racconta l’assurdo vivere dei nostri giorni. Decine di bacheche raccolgono ritagli di planetaria pubblicità da patinate riviste per accompagnare la coppia contemporanea dal matrimonio al ( si suppone) divorzio, ovvero dall’abito da sposa alla pubblicità dei whisky e dei prodotti per single.
Ed così che qui si gira, si sale si scende, si finisce nel campiello centrale un tempio d’argento grazie a Rudolf Stingel, si guardano le opere, con meraviglia o fastidio( che è sempre un buon segno nell’arte), si inciampa nel panorama, l’unico in tutta Venezia che può mostrare nella stessa stanza tutti i due i grandi canali storici. ‘Sono tanti i curatori della punta: Pinault, Ando, l’edificio, la luce di Venezia, gli artisti e solo in fondo Alison ed io’ ovvero Bonami. Le fa onore tanta eleganza e distanza. ‘La distanza’, continua lui ‘è la caratterista di tutta l’operazione’. Leggeri distanziatori separano i quadri dalle pareti di mattoni antichi e friabili; tecnica distanza anche fra la nuova e la vecchia struttura che grazie ai parafernalia dello studio di Ando bascula impercettibilmente come una barca, e infine conclude Bonami ‘la distanza dall’opera, che è sofferenza da amore impossibile per ogni collezionista (Pinault compreso) che sa di poter comprare l’arte, ma mai possederla’.
Dunque meglio che la mostri a tutti, che la doni allo sguardo dei veneziani e dei turisti, che porti la peste contemporanea in tanta immobile bellezza. E che la porti proprio a due passi della Chiesa della Salute , sotto la statua della Fortuna che ruota e il volto seicentesco della vecchia che scaccia la morte da Venezia. Lì dove ora un bel fanciullo di non più di 13 anni e bianco come un biscuit ha appena preso un rospo dalla laguna. E lo mostra contento.
Piazza Tiananmen – il video a 20 anni dalla rivolta
I militari, i ragazzi insanguinati, le scene di guerriglia per le strade di Pechino. 1989: le immagini della repressione in un tg dell’epoca.
In Cina il ventesimo anniversario del massacro di Tiananmen, dove la notte tra il 3 e il 4 giugno l’esercito cinese soffocò nel sangue la rivolta degli studenti uccidendo tra le duemila e le tremila persone, resta tabù. Oggetto di censura e oblio. Mentre tutto il mondo ricorda quella data e una protesta che infuocò la primavera di un Ottantanove destinato a chiudersi col crollo del Muro di Berlino, in Cina si tace o si è costretti a tacere. Il black out è quasi totale. Le versioni cinesi di Cnn e Bbc sono “depurate” di qualsiasi riferimento al 4 giugno di vent’anni fa. Come informa un lancio dell’Agi, non “cinguetta” più Twitter: nessun cinese riesce ad accedere al social network. Anche il provider di posta elettronica Hotmail è stato bloccato da Pechino. E non si possono caricare foto su Flickr. L’associazione Reporter senza frontiere informa che se un cinese prova a fare una ricerca per immagini su Baidu, il più diffuso motore di ricerca del paese, usando le parole chiave “4 giugno”, s’imbatte nella seguente risposta: “La ricerca non è compatibile con le leggi e i regolamenti”. “Il black out sull’informazione è stato così efficace per vent’anni – commenta Reporter senza frontiere – che la gran parte dei giovani cinesi sono del tutto ignari di quel che accadde quella notte”. Le università del paese continuano a omettere l’accaduto e non ricorderanno l’anniversario. In molti sospettano che la censura su internet sia una conseguenza della circolazione sul web delle memorie di Zhao Ziyang, membro del partito comunista che si oppose al massacro ed è morto nel 2005, dopo 16 anni di arresti domiciliari.
Condannati i ragazzi di Pirate Bay
Inondiamo i discografici di mail»
La protesta riparte dai blog
Su Facebook in 126 mila per «Free the Pirate Bay». L’attore Fry su Twitter: sto con loro
Innanzitutto la solidarietà, perché i ragazzi di Pirate Bay «sono simpatici» e «rappresentano una nuova idea di rivoluzione». Poi la protesta, perché «cercare di imporre regole alla rete è un po’ come pretendere di violare le leggi della fisica». A seguire la voglia di reagire con un’azione eclatante, in stile net strike, la protesta elettronica collettiva: «Inondiamo di mail le case discografiche che ora gongolano». Infine il ritorno alla realtà: «Non cambierà nulla, già oggi in rete ci sono molti altri spazi e altre piattaforme per chi vuole condividere file e documenti». La sentenza di condanna per i «Pirati» ha messo in movimento il web.
SOCIAL NETWORK - Nei principali social network, non appena la notizia si è diffusa, è diventata l’argomento più gettonato. Il motore di ricerca di Facebook, digitando il nome del motore di ricerca incriminato, recupera 425 voci. E tra queste, in cima alla lista, piazza «Free The Pirate Bay», un gruppo che è arrivato a sfiorare i 126 mila iscritti, di cui più di 3.500 aggiuntisi ex novo solo nella giornata di venerdì. Su Twitter, il sito di microblogging che consente agli utenti di pubblicare messaggi lunghi fino a 140 caratteri, i minipost dedicati alla sentenza di Stoccolma si sono susseguiti a ciclo continuo nella timeline generale, facendo sì che Peter Sunde e la sua ciurma raggiungessero presto la vetta dei «trending topics», gli argomenti più in voga del momento, scalzando dal top Susan Boyle, la «bruttina dalla voce d’usignolo» (una donna inglese che ha ottenuto un successo planetario partecipando a uno show in stile Corrida) che da alcuni giorni stava letteralmente facendo impazzire il web. E non è tutto: la video conferenza stampa messa online dai curatori del sito ha toccato le 210 mila visualizzazioni nello spazio di poche ore. Numeri ancora parziali, che per questioni di fuso orario ancora non tengono conto di tutte le reazioni dagli States. Ma che danno comunque il senso della portata della decisione dei giudici svedesi.
FUORI DAL CORO - Ci sono anche le voci fuori dal coro, quelle di chi dice che in fondo, pur se perpetrato in nome del «diritto alla cultura», il download di film e brani musicali in barba ai diritti d’autore è comunque un furto. Ma la sentenza, per quanto fosse attesa, sembra avere provocato perlopiù la rabbia dei cybernauti. In Gran Bretagna, Paese dove il pronunciamento dei giudici ha avuto una significativa eco, è sceso in campo anche il Times che nella sua edizione online ha subito pubblicato un’analisi di Tom Whitwell, giornalista esperto di musica e di rete, esaustiva già nel titolo: «La sentenza non è un deterrente». Perché coloro che scaricano abitualmente file dal web «non si sentono fuorilegge», perché non fanno opera di copiatura con l’intento di delinquere, bensì perché questo «è solo il modo più semplice» per acquisire musica e video. «La sola vera minaccia alla pirateria online — fa notare Whitwell — negli ultimi anni non è arrivata da azioni legali o campagne educative, bensì dal successo di iTunes», il sito lanciato da Apple per scaricare legalmente a basso costo singoli brani musicali o interi cd, il cui esempio è stato poi imitato da diverse altre piattaforme. Proprio l’elevato costo di dvd e cd è il pretesto rivendicato in molti blog e nei commenti a margine dei pezzi pubblicati dai media online per giustificare il download illegale di file da Internet. «Perché non posso comprare a 2 euro Barry Lyndon di Kubrick del 1975 completo di sottotitoli in varie lingue — si chiede ad esempio pockerdassi71 sul Corriere.it —? Anche questo è rendere fruibile la cultura». «La vittoria — aggiunge Archangelsk — sta nell’abbassare i prezzi: l’altro giorno al centro commerciale c’erano innumerevoli dvd con film anche recenti che costavano 7-8 euro. Ecco il vero scacco alla pirateria». Ma c’è anche chi, come Teddy P. sull’edizione internazionale di Wired, rivista specializzata nelle nuove tecnologie, vede nel peer-to-peer (lo scambio, appunto, di file tra computer connessi alla rete) un modo per non trovare sgradite sorprese: «Scarico regolarmente musica attraverso i torrents (i programmi che permettono lo scambio, ndr) e lo faccio come preview: se i brani del cd mi piacciono, poi lo compero. Altrimenti rinuncio».
L’ATTORE CHE DIFENDE I «PIRATI» - Ma non saranno in molti a pensarla come lui: chi scarica un brano musicale o un film senza pagare un centesimo di solito si sente semplicemente in diritto di farlo. Stephen Fry, attore britannico noto per avere interpretato Oscar Wilde nell’omonimo film e per una parte in Harry Potter e il calice di fuoco, ha preso le difese di Pirate Bay e lo ha fatto con un messaggio via Twitter: «Poveri pirati! Facendo parte di questa industria ed essendo titolare di copyright non dovrei tifare per loro. E invece lo faccio. Dare loro dei “ladri” non aiuta. Anche io ho “rubato” nell’era delle cassette». Mal gliene incolse, come lui stesso ha spiegato in un secondo post, a breve distanza dal primo: «Adesso sono in seri guai con i miei colleghi, le tv mi stanno già chiamando per commentare». Anche Mike Skinner, il rapper uk dei The Streets, era un «sorvegliato speciale» della rete, essendo un twitter di lungo corso e avendo provveduto, proprio attraverso al microblogging, a diffondere gratuitamente alcuni suoi brani. Ma chi si aspettava prese di posizione a favore del download assoluto è rimasto deluso: «Penso che l’idea che la musica debba essere gratuita sia sbagliata. Gli artisti devono vendere musica, seppure a prezzi bassi» ha scritto ai suoi oltre 21 mila followers.
BEPPE GRILLO - Ma siamo solo agli inizi. I principali blog di opinione non hanno ancora incominciato a occuparsi sul serio delle conseguenze della vicenda. In Italia c’è chi chiede aiuto a Beppe Grillo e per farlo infila qualche commento nel blog del comico genovese a margine di post che riguardano tutt’altro. Come Alfonso Baroni: «Inizia l’era della santa inquisizione cibernetica, spariamo tutti i byte che abbiamo sulle case discografiche»; o un utente che si firma Pirate Bay supporter: «Seguiamo questa cronaca di limitazione delle libertà, dove chi pubblica un link viene costretto a chiudere per sottostare a leggi illogiche».
