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Londra dichiara guerra al file sharing

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Oggi il governo Brown presenterà il nuovo disegno di legge per arginare il downloading illegale, che conterrebbe la sanzione del “taglio della connessione a banda larga” per chi persisterà nello scaricare file.

Il governo britannico vuole accelerare le procedure contro il file sharing, pur se la discussione nel Paese nell’ultimo periodo ha mostrato che l’opinione pubblica si oppone ai suoi piani. In realtà era stato un rapporto stilato all’interno dello stesso governo, il Digital Report, ad indicare lo scorso giugno che la severità dell’esecutivo era eccessiva e a proporre misure meno drastiche.

Tra queste, un primo avviso a chi eccedeva nel file sharing mediante una lettera, per informare gli utenti che le loro attività possono portare a una azione legale. Solo in seguito, suggeriva il rapporto, e se il downloading illegale non si fosse ridotto del 70 per cento, si sarebbe potuto pensare a misure tecniche per combattere la pirateria iinformatica.

Sarebbero quindi entrate in gioco le aziende quali British Telecom, autorizzate a rallentare le connessioni dei downloaders più incalliti. Nella proposta di oggi, invece, subito dopo le lettere verrebbe il taglio alla connessione, sebbene sarebbero garantite le condizioni per poter accedere a servizio pubblici di base su Internet.

A far sperare gli utenti britannici c’è il precedente francese, dove una legge simile è già stata rigettata come incostituzionale e nel Regno Unito le associazioni di tutela della privacy hanno già annunciato azione legale, sostenendo che un simile provvedimento, se approvato, sarebbe in contrasto con i diritti umani fondamentali.

L’orientamento del governo britannico è comunque soltanto l’ultima dimostrazione della guerra dichiarata dai governi europei alla pirateria, che vede opposti da un lato i sostenitori della totale libertà del file sharing e dall’altra le case discografiche e cinematografiche impegnate a difendere i loro profitti. In mezzo si trovano, soprattutto in campo musicale e letterario, gli artisti, che chiedono un sistema per proteggere la proprietà intellettuale, ma, in ampio numero, riconoscono anche il carattere libertario della rete.

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